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    INTOLLERANZA AL LATTOSIO? I CONSIGLI PER UN’ESTATE SENZA RINUNCE!

    Scopri come contrastare l’intolleranza al lattosio in estate senza dover fare rinunce!

    L’arrivo dell’estate rappresenta uno dei momenti più difficili per tutti coloro che sono intolleranti al lattosio. La bella stagione porta difatti alla ricerca di prodotti freschissimi e dal gusto straordinario, utili per provare a scacciare l’afa. Uno su tutti: il gelato, l’emblema dell’estate, che rappresenta inoltre una grande tradizione artigianale italiana.

    Per chi è intollerante al lattosio, mangiare prodotti derivanti dal latte può rappresentare spesso un rischio, per via dei fastidi e delle complicazioni che possono derivare dal suo consumo (gonfiore, pesantezza, flatulenza etc.). Proprio per questo, il rimedio più frequentemente utilizzato è quello che prevede l’esclusione dalla dieta dei cibi contenenti lattosio. A partire dal latte vaccino, ma anche latte di capra, latticini freschi, panna e qualsiasi alimento contenente molto lattosio.

    ESCLUDERE I CIBI CON IL LATTOSIO E’ GARANZIA DI EFFICACIA?

    Non proprio. “Escludere” non equivale a “garantire” l’assenza di lattosio nei cibi. Difatti, il lattosio viene aggiunto come additivo durante la lavorazione di alcuni alimenti come, ad esempio, in molti prosciutti cotti e insaccati, per conservare la giusta morbidezza della carne. Anche altri alimenti, come precotti, alcuni tipi di pane in cassetta, dolci e biscotti e molti farmaci  contengono lattosio.

    Eppure, esistono alternative e soluzioni valide per non rinunciare a nulla durante l’estate!

    INTOLLERANZA AL LATTOSIO IN ESTATE: LE POSSIBILI ALTERNATIVE

    Il popolo degli intolleranti al lattosio cresce a vista d’occhio. In virtù di ciò, sempre più aziende propongono ricette senza lattosio, adatte anche a chi è intollerante. Anche nella grande industria gelatiera sono sempre più i marchi con la versione “senza lattosio” del loro gelato, pensata per chi ha un’intolleranza lieve.

    Si parla di prodotti senza lattosio quando il latte viene“delattosato”, cioè sottoposto ad una procedura chimica che scinde il lattosio in glucosio e galattosio, trasformandolo in zucchero “già digerito”. Questo processo lo rende quindi più facile da elaborare per l’organismo intollerante.

    In altri casi, invece, il latte vaccino viene sostituito dal latte di soia, più leggero e digeribile. Il latte di soia è ideale per coloro che possiedono un’intolleranza totale al lattosio e hanno bisogno di un’alternativa radicale. Tuttavia, i prodotti con latte di soia possono avere un gusto molto diverso rispetto a quello senza lattosio. Inoltre, il consumo di soia è da stabilire con il proprio medico o con il nutrizionista, in quanto questa pianta riduce la capacità di assorbimento organico dello iodio. E, contrariamente a quanto si crede, sia i prodotti senza lattosio che quelli con latte di soia non sono meno calorici di quelli tradizionali! Per le alternative dietetiche, è necessario consultare attentamente i valori nutrizionali, oppure rivolgersi ad altre categorie di prodotti, come quelli alla frutta.

    Prendiamo come esempio il gelato alla frutta, freschissimo e leggero, che viene spesso commercializzato in versioni senza aggiunta di latte, al pari dei sorbetti e del gelato al cioccolato. Tuttavia, anche in questo caso, è sempre consigliabile accertarsi che nella ricetta non sia stato aggiunto del latte per scongiurare ogni possibile imprevisto.

    INTOLLERANZA AL LATTOSIO IN ESTATE: L’INTEGRAZIONE ENZIMATICA E’ LA VERA SOLUZIONE!

    La maggior parte degli adulti intolleranti al lattosio può consumare circa 12gr di lattosio al giorno senza troppi problemi, una percentuale di certo superiore a quella contenuta in una singola porzione di gelato. Ma si sa: la sicurezza non è mai troppa! In tal senso, ecco che diventa fondamentale l’integrazione enzimatica.

    Se le varianti con frutta, soia e latte delattosato rappresentano le alternative, LACTOINT DIECIMILA e le sue capsule di enzima lattasi rappresentano la soluzione ideale per poter gustare tranquillamente tutti i prodotti derivanti dal latte, senza per questo rinunciare alla loro bontà originale!

    Le capsule di Lactoint Diecimila, contenenti estratti vegetali e Vitamina Daiutano l’organismo a digerire fino a 21 gr di lattosio. Assumendo Lactoint Diecimila prima del consumo, sarà così possibile assaporare anche prodotti più sofisticati come i gelati alla crema, che hanno latte, panna o altre sostanze contenenti lattosio. Inoltre, sarà semplice riscoprire il gusto autentico del gelato artigianale, il suo carico di golosità e freschezza senza ricorrere a palliativi o a prodotti alterati chimicamente.

    E’ proprio il caso di dirlo: LACTOINT = SOLUZIONE NATURALE!

     

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    DIETA ESTIVA: 10 CONSIGLI DA SEGUIRE!

    Dieta estiva: inizia il conto alla rovescia per la prova costume!

    Trovarsi in una buona forma fisica è un obiettivo piuttosto comune in estate. E’ proprio questo il momento in cui si inizia a correre velocemente ai ripari, nella speranza di rimediare in fretta agli eccessi dei mesi precedenti. Occhio, però, a non esagerare. Una dieta estiva nasconde sempre delle insidie.

    Difatti, quando si inizia una dieta, l’obiettivo non deve essere solo quello di perdere peso nell’immediato, ma anche di non recuperare subito i chili persi. Proprio per questo, è necessario sottolineare che solo una corretta alimentazione, accompagnata da attività fisica, può permettere di ottenere importanti risultati in poco tempo.

    Cosa fare per non sbagliare? Ecco dieci semplici consigli da seguire per dimagrire velocemente in estate.

    Evita regimi alimentari eccessivamente rigidi

    Dimagrire troppo velocemente, seguendo diete fortemente restrittive, è controproducente. Quasi sempre queste restrizioni producono l’effetto “yo-yo”: quando si interrompe la dieta, cioè, tutti i chili persi vengono ripresi, spesso con gli interessi. Proprio per questo, è importante preferire abitudini alimentari sane e sostenibili, che facciano dimagrire in modo lento e graduale senza sacrifici eccessivi, difficili da mantenere nel tempo.

    Al bando dolci elaborati, alcolici e superalcolici

    Per essere ben equilibrata, una dieta estiva non deve privarti di nessun gruppo alimentare. Meglio ridurre le dosi e mangiare un po’ di tutto, cercando di alternare il più possibile tutti i diversi alimenti. Tuttavia, è meglio evitare quelli ricchi di zuccheri e calorie “vuote”, cioè prive di nutrienti. Dolci elaborati, alcolici e superalcolici sono gli unici alimenti da mettere al bando. Oltre che calorici, sono dannosi per il fegato e per l’organismo in generale.

    Non pesarti tutti i giorni

    Una, massimo due volte a settimana: questa è la giusta frequenza con cui monitorare il proprio peso. Infatti, i fattori che influiscono giornalmente sul peso sono tantissimi, come il funzionamento dell’intestino o la quantità di liquidi ingeriti o trattenuti; pesandoti regolarmente uno o due volte a settimana, potrai avere più chiaramente il quadro di come sta procedendo la tua dieta, senza farti scoraggiare dalle piccole oscillazioni quotidiane del peso, comunque naturali e fisiologiche.

    Preferisci il centimetro alla bilancia

    Come già detto, il peso di una persona viene quotidianamente influenzato da tantissimi fattori diversi, e anche per questo motivo, per monitorare il processo di dimagrimento, è meglio preferire il metro da sarta alla classica bilancia. Ad esempio, per controllare la riduzione del grasso addominale puoi misurare il girovita: la circonferenza dell’addome che si riduce è un indizio fondamentale del successo della dieta.

    Scegli i grassi giusti

    Non tutti i grassi devono essere eliminati in un regime dietetico sano ed efficace; limita i grassi di origine animale, come burro e carni rosse, e preferisci quelli di origine vegetale, presenti ad esempio nell’olio extravergine di oliva, ma sempre in quantità moderata.

    Meglio tantissima verdura che frutta

    Frutta e verdura sono le protagoniste di tantissime diete sane ed equilibrate, ma è importante fare una distinzione: se la verdura, infatti, è spesso povera di calorie e ricchissima di acqua e fibre, che stimolano il senso di sazietà e aiutano il processo digestivo, la frutta è ricca di zuccheri, motivo per il quale deve essere comunque consumata con moderazione, prediligendo frutti meno calorici, come anguria, fragole e ananas. Al contrario, la verdura può essere consumata in quantità, sia cotta che cruda, facendo però attenzione ai condimenti.

    Mai saltare i pasti

    La pratica di saltare i pasti è assolutamente controproducente: quando non si mangia per diverse ore, infatti, il nostro organismo entra in modalità “carestia”, trattenendo tutto ciò che viene ingerito in seguito per fronteggiare un’eventuale ulteriore scarsità di cibo e rallentando così il metabolismo. L’ideale è prevedere tre pasti principali al giorno, colazione, pranzo e cena, più due spuntini, uno a metà mattina e uno a metà pomeriggio: mangiando poco e spesso potrai evitare gli attacchi di fame e tenere il metabolismo sempre attivo.

    Svolgi regolarmente un pò di  attività fisica

    Fare movimento regolare è importantissimo per mantenersi in salute e per dimagrire più velocemente: pensa solo che una passeggiata di quaranta minuti a passo svelto ti permette di bruciare fino a 250 calorie, che corrispondono a circa due etti di pasta in bianco!

    Bevi due litri di acqua al giorno

    Idratarsi correttamente è fondamentale per il benessere del nostro organismo, e l’acqua è indubbiamente una delle alleate più efficaci nelle diete di ogni genere: bere, infatti, depura il corpo, aiuta ad eliminare i liquidi in eccesso e aiuta a controllare il senso di fame, riempendo lo stomaco senza aggiungere calorie. Le tisane, poi, sono utilissime per placare la fame e godere delle proprietà delle erbe con cui sono realizzate senza l’apporto di calorie, a patto di non aggiungere zucchero.

    Affidati ad un professionista

    Come detto, dimagrire troppo velocemente, seguendo diete fortemente restrittive e/o <<fai da te>>, è controproducente e altamente rischioso per il nostro organismo. Occorre, invece, cambiare le proprie abitudini alimentari in maniera lenta e graduale per ottenere benefici davvero duraturi. Proprio per questo è fondamentale affidarti ad un professionista della nutrizione, che segua il tuo percorso e studi un piano alimentare appositamente per te. Se non sai come fare per la tua dieta estiva, affidati a noi!

    RICHIEDI LA TUA DIETA PERSONALIZZATA!

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    Dieta personalizzata+Anadepis…ed ho perso 12 kg!

    Ci ha colpito un messaggio arrivato sulla nostra pagina Facebook da Gaetano, in cui ci ha raccontato come la nostra dieta personalizzata abbinata ad Anadepis gli abbia fatto raggiungere efficacemente il suo obiettivo di dimagrimento. Pertanto, abbiamo deciso di fare una chiacchierata con lui e condividere con voi il racconto della sua esperienza.

    Allora Gaetano, grazie per la tua disponibilità. Per iniziare, ti va di raccontarci il momento in cui hai detto: <<Ora basta: devo cambiare, devo fare qualcosa per dimagrire?>>

    <<Si: a novembre 2019, quando ho raggiunto quota 93 kg. Premetto che sono alto 182 cm e il mio peso è stato sempre grosso modo attorno agli 83-84 kg. Ma, dopo l’estate 2018, ho smesso di fumare e mi sono letteralmente “buttato” sul cibo per sopperire all’assenza della sigaretta. Risultato: in un anno ho messo circa 10 kg in più, che non sono assolutamente riuscito a perdere con i classici tentativi “fai da te”. Tramite Facebook, ho scoperto la vostra pagina e l’offerta del piano alimentare personalizzato abbinato ad Anadepis e, non senza qualche iniziale scetticismo, ho deciso di richiederlo.>>

     

    Perchè parli di scetticismo? Conoscevi già Anadepis?

    <<Perchè su Internet trovi di tutto ed è sempre molto difficile distinguere la “fuffa” dalle cose che possono essere effettivamente positive. Inoltre, non conoscevo Anadepis, però vedevo che era ben recensito un pò ovunque. In tuttà onestà, mi ha convinto anche il prezzo, molto più accessibile rispetto ad altre proposte. Mi son detto “Proviamo!”, visto che una dieta personalizzata era proprio quello che stavo cercando. Ero cosciente di dover cambiare il mio approccio alimentare una volta per tutte. Mentalmente, inoltre, mi sentivo molto determinato a raggiungere il mio obiettivo.>>

     

    Qual’è stato l’impatto con la dieta?

    <<Ho notato subito come il piano fosse molto ben strutturato, essendo stato creato su misura per me in base alle informazioni fornite alla Dott.ssa Moriconi e al suo staff. I primi giorni di dieta sono stati quelli più “difficili”. Non ero abituato a pesare gli alimenti, né a tenere d’occhio i condimenti. Seguire l’alternanza dei cibi mi ha portato a prestare molta attenzione al loro valore nutrizionale. In tutto ciò, ho iniziato ad assumere regolarmente Anadepis prima dei pasti principali. E i benefici della sua azione, in termini di “sgonfiamento”, li ho notati immediatamente. Non parlo solo di una ritrovata regolarità intestinale, ma anche di un miglioramento del processo digestivo che facilitava il mio organismo nel “ripulirsi” ed espellere “tossine”.>>

     

    Quanto tempo hai dovuto attendere per vedere i primi risultati?

    <<I risultati sono arrivati praticamente subito. Dopo appena una settimana avevo già perso 2 kg! Ciò ha creato entusiasmo, per cui è stato più facile proseguire. In pochi giorni qualsiasi sensazione di “vuoto” allo stomaco era pressochè scomparsa. Anzi, mi sentivo davvero “sazio” ed appagato dal mio programma alimentare giornaliero, che mi stava offrendo l’opportunità di scoprire cibi diversi, nuove ricette e nuovi gusti. Mi pesavo con regolarità una volta a settimana, notando sempre dei notevoli miglioramenti. Terminato il mese di dieta, avevo ottenuto uno splendido risultato. Infatti, se a metà novembre 2019 pesavo 93 kg, a metà dicembre 2019 il mio peso era di 86,7 kg! In un mese, cioè, avevo perso ben 6,3 kg! Avevo raggiunto il mio obbiettivo a “breve termine”, ossia arrivare alle festività natalizie senza ansie e senza dovermi sentire in colpa se, come succede a tutti, in quel periodo avrei esagerato con le calorie. A quel punto, mi sono concesso una pausa, abbandonandomi ai piaceri della tavola. Ed è stato un grave errore di ingenuità, il mio, perchè a metà Gennaio 2020 il mio peso era tornato ad essere di 91 kg. >>

     

    Come hai rimediato a questo errore?

    <<Mi sono rimboccato le maniche e ho ricominciato a seguire la dieta personalizzata e la regolare assunzione di Anadepis! Sono stato doppiamente attento, stavolta, a non “sgarrare”. In più, ho cercato di intensificare l’attività fisica, comprando una cyclette domestica e cercando di farne regolarmente almeno 1 ora al giorno. Grazie a questo e ad un’alimentazione più sana ed equilibrata il mio organismo si è disintossicato dagli abusi calorici natalizi. A metà febbraio, sono tornato a sorridere: la bilancia diceva 85,2 kg. Avevo nuovamente perso circa 6 kg e mi sentivo in forma come non mi capitava da tempo. Me ne accorgevo giocando a calcio, riuscendomi a muovere con maggiore agilità rispetto ai mesi precedenti.  Ma il reale giovamento era quello “mentale”.  Difatti, la sensazione di aver ritrovato un certo benessere faceva sì che anche il mio umore fosse sempre più positivo. Preso dall’euforia, ho deciso di accantonare il piano alimentare per qualche settimana, cercando intanto di mettermi alla prova. “Vediamo se ho imparato la lezione”, dicevo a me stesso, quasi sfidandomi.>>

     

    E hai vinto la sfida?

    << No. La verità è che, come tutti i golosi, difficilmente riesco ad auto-disciplinarmi. Tendo a cedere con molta più facilità alle tentazioni se non sono rigoroso e quanto più fedele possibile ad una tabella nutrizionale. Difatti, ad inizio Marzo il mio peso era di 86,7 kg: in due settimane scarse avevo, cioè, messo su circa 1 kg e mezzo. In quei giorni è stato proclamato il “lockdown” e sapevo che, in assenza di una rigida disciplina alimentare, il peso psicologico, le ansie e le preoccupazioni che avrebbero accompagnato quel forzato stare in casa si sarebbero tradotti in un consumo di “comfort-food” nefasto per il mio peso-forma. Quindi, agendo in controtendenza, ho deciso di trasformare il “lockdown” in un’opportunità per la mia dieta.>>

     

    Come sei riuscito a conciliare il lockdown con il tuo piano alimentare?

    <<Mi son detto: “Nonostante tutto, questo può essere il momento ideale per migliorare ancora!”. Non mi sono limitato a ricominciare il piano alimentare e la regolare assunzione di Anadepis. Ho anche intensificato la mia attività fisica “casalinga”, attraverso la cyclette, facendola diventare una costante quotidiana. Grazie a ciò sono riuscito anche a concedermi qualche “strappo” durante la quarantena (sono fra quelli che hanno scoperto il piacere di fare la pizza in casa). Solitamente, stabilivo un giorno a settimana dove potermi concedere “qualcosa in più”. Ma si trattava solo di una parentesi, che non aveva ripercussioni sul mio peso in quanto veniva tranquillamente assorbita nei giorni seguenti.>>

     

    E che risultati hai raggiunto? 

    << Da 86,7 kg, peso di inizio Marzo, oggi, Giugno 2020, il mio peso è di 81 kg. Ossia, 5,7 kg in meno in un trimestre. E, soprattutto, ben 12 kg in meno rispetto a Novembre 2019, quando pesavo 93 kg! Che poi, era esattamente il mio obiettivo a “lungo termine”: arrivare a pesare attorno agli 80 kg in vista dell’estate.>>

     

    Riavvolgendo il nastro di questi mesi, c’è qualcosa che cambieresti o faresti diversamente?

    <<Onestamente in questi mesi non ho mai avvertito i “morsi della fame”, anzi. Al massimo, cercherei per quanto possibile di evitare alcuni “peccati di gola”. “Peccati” dovuti al fatto che, da quando ho iniziato questo percorso, ci sono state festività natalizie, Carnevale, Pasqua e tutta la fase di quarantena. Tuttavia, anche se talvolta non ho saputo resistere alle tentazioni, il piano alimentare abbinato ad Anadepis è sempre riuscito a farmi rientrare velocemente nei ranghi quando “sgarravo”.>>

     

    Qual’è il beneficio maggiore che hai ottenuto da questo percorso?

    <<Mi vien da dire “spirituale”. Questo percorso è stato fortemente terapeutico: ho imparato molte cose, anche su me stesso. Oggi, nonostante continui a seguire il piano alimentare (ne ho richiesto uno nuovo sul vostro sito, aggiornato per la “bella stagione”), ho molta più autodisciplina. A differenza di prima, riesco a pormi dei limiti e mettere un freno alla mia golosità. Essendo profondamente cambiate le mie abitudini alimentari, anche il mio stile di vita, di conseguenza, è divenuto più sano. Questa armonia nutrizionale mi ha fatto capire anche l’importanza dell’attività fisica, di come possa essere tranquillamente svolta con efficacia anche fra le mura di casa. In poche parole: grazie a questo percorso sono entrato in una nuova dimensione di benessere.>>

     

    In sintesi, quali sono le cose che ti ha insegnato questa esperienza?

    <<In estrema sintesi, ho capito che:

    1. Perdere peso può essere facile, ma il difficile è “mantenere” il risultato. Per questo, è inutile prendersi in giro: devi essere motivato, altrimenti meglio lasciar perdere;
    2. La vera efficacia di una dieta è quella che porta a risultati “nel tempo”, consentendoti cioè di cambiare le tue abitudini alimentari. Sbagliato seguire una dieta con la pretesa di perdere “tutto e subito”, perchè quelli che perdi sono esattamente i chili che vai a rimettere (con gli interessi) non appena ricominci a mangiare come prima;
    3. Che un piano alimentare personalizzato è la soluzione ideale per chi, come me, faticherebbe ad auto-disciplinarsi e distribuire autonomamente gli apporti calorici durante la giornata;
    4. Che Anadepis è un dimagrante efficacissimo, un eccellente sostegno alla dieta, che consente al nostro organismo di sgonfiarsi, depurarsi naturalmente e regolare il metabolismo. Attenendosi alle indicazioni e alle modalità d’uso, quelli che si ottengono sono risultati tangibili.

    Concludendo: che consigli daresti a chi volesse provare il nostro piano alimentare personalizzato?

    <<Con me ha funzionato alla grande, per cui lo consiglio a tutti quelli desiderosi di perdere peso, specie ora che è estate, con la prova costume alle porte! Direi loro di essere fiduciosi, perché non dovranno mai digiunare o fare eccessive rinunce. E di “mettersi alla prova” con motivazione, perchè i risultati sono evidenti in poche settimane. Se ce l’ho fatta io, può farcela chiunque!>> 

     

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    1 DIETA PERSONALIZZATA, ossia un PIANO ALIMENTARE PERSONALIZZATO della durata di 4 settimane; 2 confezioni di Anadepis (60 compresse, pari ad un trattamento dimagrante continuativo di 4 settimane)

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    ALIMENTAZIONE: TERMINATO IL LOCKDOWN, NELLA FASE-2 E’ GUERRA CON LA BILANCIA!

    Dopo più di due mesi passati in casa a spizzicare tra cucina e salotto, adesso tocca fare i conti con la bilancia!

    Per molti, l’isolamento causato dall’emergenza Coronavirus è stato un modo per riscoprire i piaceri della tavola e del cibo preparato e cucinato in casa. Tuttavia, l’effetto collaterale più comune di questo periodo piuttosto prolungato è stato quello di aver visto l’ago della bilancia salire inesorabilmente.

    Non sono chiacchiere: il Coronavirus ha regalato qualche kg a tutti. Questo è quanto emerge da una stima di Coldiretti sui dati dei consumi nazionali di Ismea. Dati che hanno visto l’incremento del 18% della spesa di cibo finita sulle nostre tavole. Si è fatto incetta soprattutto di farina e lievito che, per settimane, sono stati introvabili.

    “C’è stato un vero e proprio boom del cosiddetto ‘comfort food’ ricco di calorie”, sottolinea la Coldiretti. “Uno spaventoso mix di zuccheri, grassi e carboidrati! +150% farine e semole, +14% pane, crackers e grissini, +7% pasta e gnocchi, +38% impasti base e pizze. Inoltre, +13% dolci, +24% primi piatti pronti e +37% di olio semi usato per fritture di ogni tipo. Tutti incrementi avvenuti nel periodo compreso tra il 16 marzo ed il 12 aprile, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. L’aggravante è che l’abbuffata è stata accompagnata dalla sospensione di qualsiasi attività sportiva e da una maggiore sedentarietà per la chiusura forzata in casa, che ha ridotto il movimento fisico e favorito l’accumulo di peso”.

    I DATI SULL’OBESITA’

    Le analisi di questo periodo si sommano ai dati generali dell’Istituto superiore di sanità sull’obesità. Ne emerge un quadro piuttosto preoccupante. In Italia, difatti, più di un terzo della popolazione italiana adulta è in sovrappeso, mentre una persona su dieci è obesa (9,8%) con il 45,1% di persone dai 18 anni in avanti in eccesso ponderale. Il rischio obesità non risparmia neanche bambini e adolescenti. In Italia si stimano circa 2 milioni e 130 mila bambini e adolescenti in eccesso di peso, pari al 25,2% della popolazione di 3-17 anni secondo l’Istat. Una situazione che mette a rischio il record di longevità conquistato dagli italiani grazie alla dieta mediterranea, che ha garantito al Belpaese fino ad ora una speranza di vita media di 82,3 anni. Nella Fase 2, quindi, la perdita di peso diventa un obiettivo prioritario per quel 47% degli italiani che, secondo Coldiretti/Ixè, sono attenti alla dieta per mantenersi in forma.

    COME RIMEDIARE?

    Il primo passo è modificare la propria dieta/tabella alimentare, anche in virtù dell’arrivo della bella stagione. Un aiuto viene dalla grande disponibilità lungo tutta la Penisola di frutta e verdura, che garantiscono una riserva naturale di vitamine.  Lo consiglia anche l’ISS che, per l’alimentazione da seguire durante l’emergenza COVID-19, invita proprio ad “aumentare la quota di alimenti vegetali nella nostra dieta” con “più frutta e verdura e piu’ legumi in ogni pasto della giornata”.

    “In questa stagione – continua la Coldiretti –  si trovano quasi tutte le verdure: dagli spinaci alla cicoria, dalle zucchine all’insalata, dai peperoni alle melanzane, dalle cipolle ai pisellini freschi, dagli asparagi ai fagiolini”.

    Un concentrato di vitamine, fibre e acqua da consumare crudo oppure cotto, condito con semplice olio d’oliva ricco di tocoferolo, un antiossidante che combatte l’invecchiamento dell’organismo e favorisce l’eliminazione delle scorie metaboliche. Non manca neppure la prima frutta estiva, dai meloni alle albicocche fino alle ciliegie. E, per non cadere nell’inganno dei prodotti importati spacciati per Made in Italy, è importante verificare sempre l’origine nazionale in etichetta, obbligatoria per la frutta e verdura. Inoltre, privilegiare gli acquisti direttamente dagli agricoltori nelle aziende o nei mercati, dove i prodotti sono solitamente più freschi e durano di più.”

    L’IMPORTANZA DI UN PIANO ALIMENTARE PERSONALIZZATO

    Il regime alimentare di recupero e “sgonfiamento” post-lockdown non può essere retto sull’improvvisazione. E’ importante ribadire come dimagrire non sia solo un fattore meramente estetico, ma anche un’esigenza del nostro sistema immunitario. Soprattutto ora, in piena pandemia da Covid-19. Il principale alleato del nostro sistema immunitario resta sempre la nostra alimentazione.

    Per dimagrire, però, no assoluto a diete drastiche, troppo dannose per l’organismo. No anche a diete “fai-da-te”, spesso controproducenti nel lungo periodo, in quanto si tende a recuperare con gli interessi tutto ciò che si perde nell’immediato. L’ideale è cambiare gradualmente le proprie abitudini alimentari, raggiungendo un equilibrio nutrizionale in grado di apportare benefici costanti.

    Per questo è importante affidarsi a degli esperti, come un dietista o un nutrizionista. Difatti, solo attraverso un piano alimentare personalizzato – basato sulle proprie caratteristiche fisiche e sulle proprie specifiche esigenze – è davvero possibile raggiungere traguardi duraturi nel tempo. Senza per questo dover digiunare e/o correre il rischio di vanificare tutti gli sforzi.

     

    DIETA PERSONALIZZATA, ossia un PIANO ALIMENTARE PERSONALIZZATO della durata di 4 settimane redatto dalla dott.ssa Eleonora Moriconi (Laureata in Medicina e Chirurgia, con Specialistica in Scienze dell’Alimentazione e con Dottorato in Endocrinologia) e dal suo team di biologi nutrizionisti + 2 confezioni di Anadepis (pari ad un trattamento dimagrante continuativo di 4 settimane)

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    INTOLLERANTE AL LATTOSIO? ECCO PERCHE’ POTRESTI SOFFRIRE DI COLON IRRITABILE!

    Recenti studi clinici hanno dimostrato come l’intolleranza al lattosio e la sindrome da colon irritabile siano due patologie spesso collegate tra loro. Questo perchè l’intolleranza al lattosio, ovvero l’ipersensibilità a questo zucchero, scatena molto frequentemente problematiche intestinali, fino all’insorgenza della sindrome da colon irritabile.

    Che cos’è la sindrome da colon irritabile?

    La sindrome da colon irritabile si presenta tipicamente con un fastidio o dolore addominale, che migliora dopo l’evacuazione. L’intestino può essere stitico, diarroico oppure di tipo misto, ossia con alternanza fra stipsi e diarrea. Spesso i pazienti sperimentano una riduzione della qualità della vita, e circa il 60% di essi lamenta anche debolezza ed affaticamento.

    L’andamento è cronico con carattere fluttuante e nel corso degli anni le riacutizzazioni dei sintomi coincidono con eventi stressanti, sia di tipo fisico (es. interventi chirurgici, infezioni virali o batteriche), che di tipo psichico (es. stress, separazioni, lutti). Le donne ne sono interessate in misura doppia rispetto agli uomini.

    Chi soffre di colon irritabile spesso presenta sintomi anche di emicrania, ansia, depressione, fibromialgia, fatica cronica, cistite e problemi nella sfera sessuale.

    Quali sono i sintomi?

    La sindrome dell’intestino irritabile è una patologia caratterizzata da dolore addominale, che può essere continuo, crampiforme, saltuario, accompagnato da alterazioni della regolarità intestinale (diarrea, stipsi o alvo alterno).

    Quali sono le cause?

    Le cause sono molteplici e, nello stesso individuo, non è riconoscibile un singolo fattore scatenante. Da un lato vi sono fattori psico-sociali, come il comportamento verso le malattie, aspetti cognitivi ed emotivi. Dall’altro fattori biologici, come la predisposizione e la suscettibilità individuale, alterazioni della motilità del tratto digestivo, la sensibilità dei visceri, la percezione soggettiva del dolore, la flora batterica ed infezioni intestinali. A complicare il tutto vi possono essere anche intolleranze ed allergie alimentari, l’utilizzo cronico di farmaci (es anti-infiammatori, antibiotici) e lo stress, che possono avere un ruolo nel determinare e perpetuare la presenza dei sintomi.

    C’è correlazione tra colon irritabile e cervello?

    C’è una correlazione diretta. D’altronde si dice che il colon rappresenta il nostro secondo cervello, che è in continua comunicazione con il nostro “primo cervello”. Si tratta di una correlazione bidirezionale in quanto, se è vero che uno stato psicologico alterato (ansia, depressione) può influenzare la funzionalità intestinale, è vero anche che la sindrome del colon irritabile può compromettere la qualità di vita dei pazienti. Di conseguenza, anche la loro condizione psichica.

    Per questo motivo, la sindrome da colon irritabile si presenta spesso in associazione con altri disordini motori del tratto digestivo. Parliamo, ad esempio, di dispepsia funzionale e malattia da reflusso gastroesofageo, così come altre patologie, inclusa la malattia celiaca. Un’alta percentuale dei pazienti, inoltre, presenta cefalea, dolori alla schiena, insonnia, debolezza, fibromialgia, dolore pelvico cronico, e dolore all’articolazione temporo-mandibolare.

    Quali sono i possibili trattamenti?

    Inizialmente, è fondamentale escludere le cause infiammatorie o infettive che possono manifestarsi con i medesimi sintomi. Successivamente, è possibile intervenire con diverse terapie che agiscano sul dolore, sulla motilità intestinale, sul trofismo della parete intestinale (prebiotici) e sulla flora batterica intestinale (probiotici, antibiotici).

    Cosa mangiare in caso di colon irritabile?

    Dipende dal tipo di alterazione della funzionalità che il paziente riferisce. Nei pazienti affetti da colon irritabile con prevalente stipsi, è consigliabile assumere fibre e bere circa 2 litri di acqua al giorno. Nei pazienti che presentano un alvo prevalentemente diarroico, le fibre andrebbero ridotte, così come i cibi grassi e quelli integrali.

    È stato inoltre evidenziato come spesso anche l’assunzione di alimenti delattosati non porti ad un miglioramento della situazione a causa del consumo di proteine del latte, le quali risultano colpevoli di andare nuovamente ad infiammare e intensificare i problemi legati al colon irritabile.

    Dato che esiste un legame tra lattosio, sindrome del colon irritabile e proteine del latte, gli esperti suggeriscono anche di non escludere mai completamente i prodotti lattiero caseari dalla dieta, bensì di limitarsi a moderarne il consumo. Questo consentirà di ripristinare la tolleranza a tali alimenti e, di conseguenza, eliminare le problematiche che colpiscono il colon irritabile.

     

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    CORONAVIRUS: COME LA DIETA INCIDE SULL’EFFICIENZA DEL NOSTRO SISTEMA IMMUNITARIO

    In caso di contagio da Covid-19, il peggioramento delle condizioni di salute è provocato da uno stato di infiammazione profonda che altera le capacità di reazione del sistema immunitario. Pertanto, oltre a rispettare rigorosamente le regole di prevenzione, è necessario rafforzare il nostro sistema immunitario. Il modo migliore per farlo è seguire una corretta alimentazione.

    Il sistema immunitario è profondamente legato al microbiota intestinale, ossia quell’insieme di microrganismi che generano una risposta anti-infiammatoria contro i patogeni. Dato che circa l’80% delle cellule immunitarie del corpo si trova proprio nell’intestino, l’efficienza di questa attività dipende dalla varietà e dalla qualità dei nutrienti che introduciamo con il cibo.

    A tal proposito, va detto che l’aspetto nutrizionale varia da persona a persona. Per esempio: se è vero che gli agrumi sono una importante fonte di vitamina C, è anche vero che, se soffro di gastrite, li devo evitare e sostituire con qualcos’altro. E’ quindi seguire un piano alimentare personalizzato. Come fare? Ecco alcune indicazioni suggerite da dietologi e immunologi.

    I micronutrienti importanti più importanti per il sistema immunitario

    Zinco
    È un minerale essenziale che si trova in tutti gli organi, i tessuti e i fluidi corporei. Una sua carenza è stata associata a molte condizioni patologiche, tra cui malattie da raffreddamento e polmoniti. È presente a diverse concentrazioni sia nei cibi animali che vegetali e ne dobbiamo assumere 9-12 mg (donna-uomo al giorno). Tale fabbisogno può essere soddisfatto con 10 alici, oppure due seppie o calamari. Lo troviamo anche in legumi, pinoli, noci, mandorle e nocciole. Così come in una coscia di tacchino, un tuorlo d’uovo, oppure in 200 g circa di fesa di manzo. Le ostriche ne contengono in assoluto la maggiore quantità, ben 90 mg, ma non sono un alimento che consumiamo facilmente. Tra le migliori fonti vegetali, invece, il germe di grano, semi oleosi di canapa (tre cucchiai ne contengono il 31% e il 43% del fabbisogno), seguiti da semi di zucca, sesamo e girasole. Tra i latticini, la fonte migliore è il parmigiano, che con una porzione di 50 g ne fornisce circa 4-6 mg.

    Magnesio
    Una sua carenza è associata ad uno stato di infiammazione cronica. Il fabbisogno giornaliero può essere coperto mangiando 4 cucchiai di miglio decorticato o 4 cucchiai di legumi secchi. 100 gr di spinaci crudi, 6 noci brasiliane, 100 gr di riso integrale coprono metà del fabbisogno, che è di 240 mg al giorno.

    Beta-glucani
    Si trovano nella parte esterna del chicco di orzo e avena, nei funghi e nelle alghe. Una volta introdotti con la dieta, i beta-glucani sono capaci di stimolare l’attività dei fagociti (particolari globuli bianchi che hanno il compito di «mangiare» virus, parassiti e batteri). Il porridge, alimento a base di avena, è una ottima idea per una colazione alternativa.

    Acidi grassi polinsaturi omega-3
    Presenti soprattutto in alcune tipologie di frutta secca e di semi oleosi. Tre cucchiaini di semi di lino ne apportano 5,1 mg, 7-8 noci 2 mg. Il fabbisogno giornaliero può essere soddisfatto assumendo pesce azzurro: alici, sarde, sgombri. Consigliate 2-3 porzioni di pesce settimanale e 30 gr di noci.

    Ulteriori micronutrienti fondamentali per il sistema immunitario

    Acido folico
    Stimola la formazione di globuli bianchi. Il fabbisogno giornaliero (0,4 mg) si raggiunge mangiando mezzo piatto di asparagi, fagiolini, spinaci, bietole. Oppure, con un piatto di scarola, cavolfiori, cavolo cappuccio, fagioli, ceci, lenticchie o piselli.

    Selenio

    Ostacola la formazione dei radicali liberi, proteggendo le cellule dai danni dell’ossidazione. Interviene nel funzionamento del sistema immunitario e nel metabolismo degli ormoni tiroidei. Il fabbisogno giornaliero è di 0,05 mg e si assume con mezzo piatto di polpo, 6 gamberi o un filetto di rombo. Tre 3 cucchiaini di semi di chia forniscono un terzo del fabbisogno giornaliero.

    Polifenoli
    Una buona quantità di polifenoli si può assumere con 3 cucchiai di un buon olio extravergine di oliva. Ne contengono in assoluto la quantità più elevata i frutti rossi come more e mirtilli, lamponi, ribes e le verdure crude. Poi the verde, riso integrale, riso nero, miele, origano, rosmarino, basilico, maggiorana e cannella.

    Ferro
    Una carenza determina un indebolimento del sistema immunitario. Le donne hanno un fabbisogno maggiore dell’uomo, rispettivamente 18 e 10 mg. Alimenti vegetali ricchi di ferro sono legumi, crescione o cavolo riccio. Quattro cucchiai di avena e 4 cucchiai di legumi garantiscono il fabbisogno di ferro giornaliero. Invece l’alimento di origine animale che ne contiene di più, dopo il fegato bovino, sono le vongole: un piatto sono 100 grammi. Mentre 100 g di carne rossa o bianca forniscono solo 1,9 g di ferro.

    L’importanza delle vitamine

    Vitamina A
    Indispensabile perché mantiene l’integrità di cute e mucose, che sono la prima barriera verso i patogeni esterni. Ne sono ricchi alcuni alimenti animali e i vegetali di colore arancione. Il fabbisogno giornaliero raccomandato varia tra 0,6 – 0.7 mg (donna – uomo). Mangiando 4 carote si assumono ben 2,3 mg, con mezzo piatto di zucca circa 1,1mg e circa 0,5mg con 3-4 albicocche, nel tuorlo d’uovo invece sono 0,113 mg.

    Vitamina C
    È un micronutriente che non possiamo sintetizzare e supporta vari meccanismi di difesa cellulari. Un buono status della vitamina C contrasta le infezioni virali comuni come le malattie respiratorie ed evita lo sviluppo di complicanze. Il fabbisogno giornaliero varia da 105 mg a 85 mg (rispettivamente per uomini e donne). È importante assumerla con la dieta, mangiando ad esempio 2 kiwi al giorno (128 mg), un’arancia (75 mg), una ciotola di fragole (81 mg) o di ribes rosso (50mg) . Mangiando 100 g di peperone rosso o di cavolo nero ne assumiamo dai 128 mg ai 120 mg.  Se optiamo per i broccoli 89 mg, spinaci 54 mg, mentre una porzione di lattuga ne apporta 47,. Poiché è una vitamina che si ossida facilmente e si perde con la cottura ad alte temperature, è preferibile cuocere a vapore. Inoltre, gli agrumi andrebbero tenuti in frigo e mangiati o bevuti subito, in caso di spremute.

    Vitamina D
    È oggi ritenuta un ormone per il ruolo importante che svolge anche a livello immunitario. I migliori contenuti li troviamo in aringhe, alici o alcuni funghi come i chiodini, mentre è l’esposizione alla luce solare la maggiore fonte. Si considera che buoni livelli di vitamina D nel sangue siano compresi tra 30-50 ng/dl. La quantità di vitamina D che si riceve dal sole dipende da molti fattori, come:
    1) l’ora del giorno (la pelle ne produce di più quando è al sole a metà giornata);
    2) la quantità di pelle esposta (l’esposizione della schiena, ad esempio, consente al corpo di produrre più vitamina D rispetto alle mani e al viso);
    3) colore della pelle: quella pallida assorbe più rapidamente delle pelli di colore più scuro.

    Un’esposizione frequente al sole e per tempi brevi, evitando di scottarsi, è da ritenersi salutare. In caso di carenza, è raccomandabile un’integratore a base di vitamina D3 (colecalciferolo) come Lactoint Diecimila.

    Alimenti fermentati

    Aumentano la salute del microbiota intestinale, del sistema digestivo e immunitario. I più comuni alimenti fermentati sono yogurt, kefir, kimchi, miso, crauti e tempeh.

    Cosa evitare?

    Troppo sale a tavola riduce le difese immunitarie, e quindi la possibilità di contrastare le infezioni batteriche. Bastano 6 g in più al giorno per mandare in tilt una parte fondamentale del sistema immunitario. Allo stesso modo, bisogna evitare l’eccesso di zuccheri: una sola lattina di bevanda gassata zuccherata può contenerne fino a 39 g. La dose raccomandata è 25 g. L’effetto sul sistema immunitario è immediato, iniziando 30 minuti dopo il consumo di zucchero, e può durare fino a cinque ore. Anche l’alcool danneggia il sistema immunitario e altera il microbiota intestinale. Se assunto in modo costante nel tempo, riduce le capacità dei globuli bianchi di circondare e distruggere batteri pericolosi. L’eccesso di alcolici, inoltre, interferisce con la produzione di citochine, rendendo più sensibili alle infezioni. Da evitare assolutamente quando è in corso un’infezione virale o batterica. Se poi, ogni tanto, si beve un bicchiere di vino o si mangia una fetta di salame non succede nulla. A tavola, come nella vita, anche la trasgressione ha un impatto positivo sullo stato di benessere, che a sua volta da un buon contributo al sistema immunitario.

    La qualità alimentare

    Per mantenere un buon stato di salute, e avere un sistema immunitario efficiente, è bene cucinare partendo da materie prime non trasformate, non trattate con pesticidi, non provenienti da allevamenti intensivi e che non contengano additivi, zuccheri o eccesso di sale. E’, tuttavia, doveroso ricordare come queste linee generalinon siano adattabili a tutti. Difatti, per stilare una corretta tabella alimentare occorre considerare il proprio personale stato di salute, età, peso corporeo. Inoltre, in caso di intolleranza, evitare questo o quell’alimento. Pertanto, è sempre bene affidarsi ad un nutrizionista.

     

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    CORONAVIRUS: SCATTA LA FASE 2 ANCHE PER L’ALIMENTAZIONE

    La necessità di rimanere a casa in questo periodo per via dell’emergenza da COVID-19 ha portato ad un aumento generale del peso.

    L’aumento della sedentarietà, in cui il consumo calorico è decisamente ridotto, è coinciso invece con l’aumento delle tentazioni, portandoci a mangiare di più per noia, golosità, ansia e stress. Seppur comprensibile, ciò ha, però, peggiorato le abitudini alimentari di tanti.

    Oggi, dopo settimane di vita “sospesa” e nonostante tutte le difficoltà del caso, è necessario ripristinare progressivamente le condizioni di normalità. A tal proposito, non è sbagliato affermare che il primo step sia proprio ripartire da noi stessi. Rivedere anche il nostro rapporto con il cibo e con la nostra alimentazione, non solo per un fattore meramente estetico. Sappiamo che, per quanto riguarda il Coronavirus (così come per tutte le infezioni virali), non esistono diete miracolose che possano evitare il contagio. Però una cosa è certa: un’alimentazione il più possibile sana ed equilibrata non può che apportare benefici al nostro sistema immunitario.

    Ecco, allora, una lista di suggerimenti per la fase 2 della nostra alimentazione.

    Fare una spesa intelligente

    Il primo consiglio riguarda, ovviamente, la spesa. Quello che acquistiamo al supermercato rimane a disposizione 24h su 24. In un periodo di ansie e preoccupazioni, in cui il cibo acquista anche una valenza compensativa, è molto importante attenersi alla lista della spesa e concentrarsi sugli alimenti di prima necessità, da plasmare poi con ricette semplici ma gustose. Meglio non esagerare con le porzioni ma orientarsi sul “piatto unico”, cercando di giocare con i colori e la varietà dei cibi.

    Se abbiamo tempo a disposizione, sfruttiamolo per sperimentare. Evitiamo i cibi preconfezionati e concentriamoci su alimenti freschi: carne, pesce, uova, legumi, da cucinare soli o come piatti unici con verdure e cereali.

    L’ideale è consumare almeno 5 porzioni di frutta e verdura fresca e di stagione al giorno. Questo periodo primaverile ci offre moltissimi prodotti ricchi di vitamine e sali minerali che possono contribuire a potenziare le nostre difese immunitarie. Per quanto riguarda la frutta, meglio optare per agrumi: arance, cedri, pompelmi, limoni, mandarini, mandaranci, banane, kiwi, mele, pere e fragole; per le verdure: agretti, asparagi, barbabietole, bietole, broccoli, cardi, carciofi, cavolfiore, cavolini di Bruxelles, cavolo rosso, cicoria, cime di rapa, ravanelli, taccole, topinambur.

    Non rinunciare ai carboidrati

    Non facciamoci mancare i carboidrati, fonte di energia e di gratificazione. Basterà controllarne la porzione e scegliere le versioni integrali o più ricche di fibra.

    Possiamo, per esempio, iniziare ad alternare la pasta con altri cereali, quali riso, farro, avena, orzo e grano saraceno, ricchi di fibre e minerali e al tempo stesso ideali per comporre piatti unici.

    Per quanto riguarda le proteine, fondamentali per il nostro organismo, impariamo a ruotarle nell’arco della settimana; non dimentichiamoci che ogni alimento apporta vitamine e sali minerali diversi. Carne rossa, latte e derivati possono essere consumati con moderazione, a causa del contenuto elevato di grassi. Meglio optare per il pesce, ricco di omega 3 (che può essere consumato anche 3, 4 volte a settimana), carne magra bianca; non scordiamoci le uova e i legumi, importanti fonti di fibra solubile.

    Ovviamente evitiamo di tenere in dispensa o in frigorifero dolciumi in genere, soprattutto quelli industriali, insaccati e salumi, formaggi grassi e cibi ricchi di sale e grassi vegetali idrogenati. Anche gli alcolici sono naturalmente da limitare a 1-2 bicchieri di vino al giorno, meglio se rosso.

    Bere tanta acqua

    Non ci stanchiamo mai di ripeterlo: un adeguato apporto idrico favorisce l’eliminazione delle sostanze di scarto; assumere 1,5-2 litri di acqua al giorno è una regola che dovrebbe diventare parte della nostra giornata.

    Andrebbero evitati o limitati invece le bibite zuccherate e gassate e i succhi zuccherati. Una valida alternativa potrebbe essere rappresentata dalle centrifughe fresche di frutta e verdure, ricche di minerali e vitamine.

    Attenzione agli spuntini

    Stare a casa può aumentare la tentazione di fare spuntini e mangiare fuori pasto. Per questo, consigliamo di optare per la frutta a guscio e i semi. In piccole quantità (1 porzione da 20-30 grammi) e al naturale, possono essere un valido snack anche durante questo periodo di sedentarietà, in quanto apportano grassi “buoni”, vitamine, fibre e minerali. Stesso discorso vale per i semi (zucca, lino, chia, girasole, sesamo), che possono essere aggiunti alle pietanze o alle verdure o nello yogurt. Anche yogurt, frutta fresca e un cubetto di grana sono un’alternativa saziante e salutare.

    Esercizio fisico indispensabile

    Fare esercizio fisico in questo periodo non è impossibile: esistono app, video tutorial e siti che mostrano come esercitarsi anche all’interno delle proprie mura domestiche. C’è solo da scegliere l’attività che fa per noi: dallo yoga agli esercizi di corpo libero, alla cyclette e, ai più fortunati, il tapis roulant. È importante dedicare almeno mezzora al giorno al movimento, ovviamente compatibilmente con le proprie possibilità fisiche.

    Certo, l’attività fisica può molto, la costituzione gioca il suo ruolo, la moderazione nell’alimentazione è imprescindibile, ma non bisogna dimenticare che anche scegliendo opportunamente cosa mangiare si può fare qualcosa di concreto per essere in forma. E lo si può fare con una dieta allineata al progetto di bruciare grassi, ossia cibi che “accelerino” il metabolismo.

    Ecco una lista di cinque alimenti comuni che possono diventare nostri alleati nella battaglia contro i grassi.

    Cibi piccanti

    Mangiare piccante può rappresentare un grande aiuto per l’organismo. La ricerca ha dimostrato che assumere cibi piccanti aumenta la frequenza cardiaca, il che, a sua volta, accelera il metabolismo. Si aggiunga il fatto che la capsaicina, il composto chimico che conferisce ai peperoncini la loro caratteristica piccantezza, è conosciuta come soppressore dell’appetito. Uno studio ha inoltre scoperto che la capsaicina potrebbe aiutare a convertire le cellule adipose bianche (immagazzinano i grassi) in cellule adipose brune (bruciano i grassi).

    Tè verde

    Fra le bevande da prendere in considerazione in chiave anti grassi il tè verde rappresenta un’ottima scelta, a patto ovviamente di non aggiungere lo zucchero alla bevanda. Non solo è, in sé, privo di calorie, ma può anche aiutare a “bruciare” calorie extra grazie al suo potere stimolante sul metabolismo. Il tè verde contiene, infatti, un antiossidante chiamato EGCG, (epigallocatechina gallato) che è noto per stimolare il metabolismo. C’è un aspetto da considerare: con il tè verde tradizionale bisognerebbe bere circa cinque tazze, che non sono poche, perché l’EGCG influisca sul metabolismo. Per avere lo stesso apporto di antiossidante si può però ricorrere a una qualità, il matcha, una forma finemente macinata di tè verde giapponese con una concentrazione di EGCG almeno tre volte superiore.

    Pesce

    Se è risaputo che il pesce è un ottimo alimento per capelli, pelle e unghie, il fatto che contenga omega 3 (acidi grassi polinsaturi essenziali per il metabolismo) lo rende ancora più prezioso perché questi possono aiutare a regolare l’appetito e a stimolare il metabolismo. Gli omega 3 concorrono, inoltre, a stimolare la produzione di leptina, un ormone proteico che contribuisce a regolare il senso di sazietà.

    L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda almeno 500 mg di omega 3 alla settimana, quantitativo che può essere raggiunto mangiando pesce due volte alla settimana: sardine, tonno, aringhe e salmone sono pesci ricchi di omega 3.

    Latticini

    I prodotti lattiero-caseari sono noti come stimolatori del metabolismo, soprattutto perché contengono sia proteine che calcio e questa combinazione aiuta a mantiene intatta la massa muscolare ma , nel contempo, anche a fare sciogliere i grassi. Alcuni studi hanno evidenziato che tra le persone che seguono diete ipocaloriche, chi ha consumato latticini ha perso più peso rispetto a chi non aveva inserito latticini nella dieta.. Da non dimenticare che in questa famiglia di alimenti il formaggio e il latte possono avere un alto contenuto di grassi e calorie, il che annulla i benefici per il metabolismo. La raccomandazione è quindi di leggere attentamente le etichette e di scegliere i prodotti giusti con il consiglio di un esperto dell’alimentazione.

    Pompelmo

    Il pompelmo contiene la naringina, un flavanone responsabile del caratteristico sapore amarognolo, e la naringenina che è un precursore della naringina.

    Vari studi, sia in vitro che su modello animale, hanno evidenziato come queste due sostanze siano in grado di favorire la riduzione del colesterolo e dei trigliceridi e hanno anche effetto ipoglicemizzante.

    Il pompelmo è ipocalorico e può essere utilizzato come spuntino per resistere alla tentazione di cibi più calorici. Bisogna però fare attenzione ed evitare il consumo di pompelmo se si stanno assumendo farmaci perché la naringina può interagire con alcuni principi attivi. E’ sempre meglio consultare il proprio medico prima di mangiare un pompelmo se si sta seguendo una terapia farmacologica.

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    CORONAVIRUS: IL 40% DEGLI ITALIANI E’ INGRASSATO DURANTE LA QUARANTENA!

    Emergono dati preoccupanti sullo stato di salute generale della popolazione italiana in vista della “Fase 2”. A preoccupare non è solo l’aumento di peso, ma anche un sempre maggiore ricorso ad ansiolitici ed antidepressivi.

    Giornate interminabili in casa, ore da riempire in qualche modo e ricette da provare. E’ così che il 40% dei connazionali in quarantena ha accumulato chili in più. La maggioranza delle persone fa meno attività fisica ed il 30% dorme peggio. Lo rileva un’indagine realizzata da Villa Miralago (centro per la cura dei disturbi del comportamento alimentare) e dalla School of Management (Som) del Politecnico di Milano. L’indagine è stata realizzata attraverso un questionario online, finalizzato a comprendere il ruolo che il cibo e l’alimentazione in generale stanno avendo durante questo periodo di isolamento. In pochi giorni, circa 8.300 persone hanno risposto compilando questo questionario, permettendo ai promotori dello studio di descrivere la condizione psicofisica degli italiani durante l’emergenza Covid-19. Ne è venuto fuori un campione statisticamente rappresentativo della popolazione italiana in termini di sesso, età, distribuzione geografica, titolo di studio e situazione economica.

    I risultati dello studio

    I risultati sono stati suddivisi in tre aree (Lombardia; Veneto, Emilia Romagna e Piemonte; resto d’Italia) a seconda dell’impatto, rispettivamente alto-medio-basso, dell’epidemia sul territorio nazionale. Riguardo alle abitudini alimentari, è emerso che un italiano su due in questo momento consuma cibi più freschi (carne, pesce, uova, latticini), unitamente a frutta e verdura, preferendo il consumo di acqua agli altri tipi di bevanda. Da non sottovalutare, però, che un italiano su quattro dichiara di star consumando molte bevande zuccherate (succhi di frutta e bibite gassate). Inoltre, solo in pochissimi si stanno informando su quale sia l’alimentazione più corretta per fronteggiare il Covid-19 e l’isolamento.

    I ricercatori notano che vi è una chiara correlazione in tutta Italia tra preoccupazione economica e variazione di peso. In virtù di ciò, non si evidenziano differenze statisticamente significative tra le varie regioni italiane. Difatti, se un italiano su 4 riferisce una diminuzione del peso, il 40% segnala invece di essere ingrassato. Si tratta prevalentemente di donne tra i 30 e i 50 anni. Nervosismo, stress e noia i fattori citati come cause dell’aumento dell’apporto calorico giornaliero. Ma non solo. Quasi 4 cittadini su 10 riferiscono che la qualità del loro sonno è peggiorata significativamente in questo periodo. Siccome il sonno è un indicatore di equilibrio psicofisico, questo dato diventa ancor più rappresentativo dell’impatto negativo che la situazione di emergenza sta avendo sulle persone. Proprio per questo, in tanti cercano aiuto in diversi prodotti per la gestione dell’emotività. Sostanze naturali, fitofarmaci e, soprattutto, ansiolitici e antidepressivi.

    Conclusioni

    Gli autori dell’indagine pongono l’attenzione sull’importanza di monitorare questi dati nel tempo. Difatti, già si iniziano ad intravedere alcune “spie” di un possibile disagio emergente (peggioramento della qualità del sonno, aumento del consumo di prodotti per la gestione delle preoccupazioni psico-fisiche, variazione di peso per “fame emotiva”). Monitorare tali dati consentirebbe di comprendere la possibile insorgenza di squilibri psico-fisici nella popolazione, migliorando la capacità di intervento ed evitare ulteriori complicazioni.

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    INTOLLERANZA AL LATTOSIO: SINTOMI E DIFFERENZE CON L’ ALLERGIA AL LATTE

    L’intolleranza al lattosio e l’allergia alle proteine del latte sono due disturbi diversi.

    Scopri le caratteristiche che differenziano le due patologie.

    Molto spesso le definizioni intolleranza al lattosio e allergia al latte vengono confuse o considerate identiche. Ciò è sbagliato perchè, nonostante i due disturbi posseggano una sintomatologia simile, le reazioni metaboliche che presentano sono ben distinte.

    Difatti, presenta un’intolleranza al lattosio solo chi non riesce a digerire bene il latte. Diversamente, si parla di allergia al latte quando compaiono alcune manifestazioni tipiche dopo aver assunto latte o derivati. In questo caso, la reazione deriva dalle proteine di questi alimenti e non dal lattosio.

    Poichè sono tante le persone che hanno problemi con latte e latticini, è necessario fare maggiore chiarezza.

    Differenze fra intolleranza ed allergia al latte

    Talvolta, la diagnosi che consente di verificare se si tratta di allergia o intolleranza può essere molto complessa. Questo dipende dal numero di meccanismi scatenati e della quantità degli alimenti ingeriti. Tuttavia, la scienza è riuscita a tratteggiare analogie e differenze fra le patologie, in modo da consentirci di individuare di quale delle due si tratti.

    Sappiamo che, per definizione, l’intolleranza al latte è una reazione non immuno-mediata derivante da deficit enzimatici (la mancanza dell’enzima chiamato lattasi). La reazione di intolleranza è proporzionata alla quantità di alimento ingerito e le complicazioni sono circoscritte al tratto gastro-intestinale. Pertanto, i sintomi che si manifestano in questo caso sono: flatulenzagonfiore dissenteria. L’intolleranza al lattosio compare generalmente dopo i 20 anni. E’ una condizione comune, presente in buona parte della popolazione europea.

    L’allergia al latte, invece, è una reazione scatenata dal meccanismo immunologico. Pur essendo molto rara negli adulti, è tuttavia una delle allergie più frequenti nei neonati e nei bambini piccoli, poiché possiedono una maggiore permeabilità intestinale. La responsabilità della reazione allergica è delle proteine del latte. I sintomi si presentano praticamente subito dopo aver assunto l’alimento. Oltre a diarrea e flatulenza, gli altri sintomi tipici sono eczemi pruriginosi, asma e dermatite atipica. La complicanza più grave e pericolosa della reazione allergica è lo shock anafilattico che, nei casi più gravi, può causare un arresto cardiaco.

    L’unico modo per rendere innocuo il consumo di latte per gli individui che manifestano questo tipo di allergia è il trattamento termico a 110°. Questo trattamento determina la denaturazione completa delle molecole immunogene, prevenendo così qualsiasi manifestazione allergica. In ogni caso l’allergia, nella maggior parte dei casi, scompare spontaneamente dopo il decimo anno d’età.

    Alimentazione in caso di allergia al latte o in caso di intolleranza al lattosio

    In caso di un’allergia al latte si deve rinunciare completamente al latte e ai latticini. Oggi sono disponibili innumerevoli alternative vegetali a latte, panna, yogurt e formaggio. Ciononostante, i latticini senza lattosio non sono adatti a chi soffre di allergia al latte.

    A differenza delle persone che soffrono di allergia al latte, quelle che soffrono di intolleranza al lattosio possono ricorrere ai prodotti lattiero-caseari senza lattosio. Tuttavia, perchè mangiare “senza” quando è sufficiente una capsula di Lactoint Diecimila per digerire tranquillamente fino a 21 grammi di lattosio?

    Lactoint Diecimila, difatti, è costituito da probiotici che influiscono positivamente sulla composizione della flora intestinale, facendo in modo che quest’ultima, anziché far fermentare il lattosio, possa digerirlo meglio. Inoltre, grazie alla gastroprotezione, tutta la quantità dell’enzima lattasi contenuto in Lactoint resiste ai succhi gastrici ed arriva integra nel tratto duodenale dell’intestino, evitando ogni possibile fastidio digestivo!

    Ma le capsule di Lactoint non offrono solo una maggiore garanzia di efficacia nella scissione di tutte le unità di lattasi. Difatti, contenendo anche Vitamina D, aiutano a prevenirne una possibile carenza organica, salvaguardando la salute delle ossa e rafforzando il sistema immunitario.

    Non rinunciare a nulla di ciò che ti piace! Con Lactoint Diecimila, sederti a tavola resterà sempre un gran piacere!

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    CORONAVIRUS: CHI E’ OBESO RISCHIA DI PIU’?

    Emergono nuovi dati da uno studio condotto sui soggetti ricoverati in terapia intensiva a causa del Coronavirus

    Sappiamo che i pazienti a rischio contagio da Covid-19 sono in prevalenza affetti da malattie preesistenti. Quelle più comuni sono le malattie cardiovascolari e respiratorie croniche, il diabete, l’ipertensione arteriosa e il cancro. Sorprendentemente, l’indice di massa corporea (IMC, ossia il parametro scientifico usato per valutare i rischi correlati al sovrappeso e all’obesità) è raramente menzionato tra i fattori di rischio clinici per il COVID-19.

    L’obesità, tuttavia, era già stata identificata come fattore di rischio per la grave infezione polmonare indotta dalla cosiddetta febbre suina. Inoltre, è stata riconosciuta una correlazione fra l’obesità addominale e una compromessa ventilazione polmonare, che comporta una riduzione della saturazione di ossigeno. Così come è stretta l’associazione dell’obesità addominale ad un basso grado di infiammazione cronico che, a sua volta, può compromettere la risposta immunitaria ed avere effetti sul polmoni e bronchi.

    Questi riscontri suggeriscono che l’obesità potrebbe essere un fattore di rischio indipendente anche per l’infezione da Coronavirus. Ancor di più se consideriamo che la pandemia si sta diffondendo più rapidamente in Europa e nel Nord America, ossia nei territori dove l’obesità è maggiormente diffusa. Perciò è di grande importanza clinica esplorare la relazione tra obesità e gravità dell’infezione da Covid-19.

     

    LO STUDIO PUBBLICATO DALLA RIVISTA OBESITY

    Pochi giorni fa, è stato pubblicato dalla rivista Obesity uno studio retrospettivo condotto da una equipe medica francese. Obiettivo dello studio: indagare sull’associazione tra IMC, caratteristiche cliniche e necessità di ventilazione meccanica invasiva su un campione di 124 pazienti ricoverati in terapia intensiva per COVID-19 presso il Roger Salengro Hospital di Lille, in Francia. I partecipanti allo studio sono stati confrontati con un gruppo di altri 306 pazienti, a loro volta ricoverati in terapia intensiva durante l’anno 2019 presso lo stesso istituto, colpiti anch’essi da malattie respiratorie acute gravi ma non riconducibili al Coronavirus.

    I risultati dello studi hanno evidenziato come il campione di 124 pazienti oggetto di analisi (tutti infettati da Covid-19, in prevalenza maschi di età media 60 anni) presentasse livelli di obesità mediamente superiori rispetto a quello dei pazienti ricoverati in terapia intensiva nel 2019 per malattie respiratorie. Difatti, l’obesità (IMC > 30) e l’obesità grave (IMC > 35) sono risultate significativamente più frequenti nel campione di 124 pazienti infettati da Coronavirus rispetto al campione di 306 pazienti dell’anno 2019: 47,6% rispetto al 25,2% nel primo caso e 28,2% contro il 10,8% del secondo.

    Altro dato importante: 85 dei 124 partecipanti allo studio (pari al 68,6% del gruppo) hanno avuto necessità di sottoporsi a ventilazione meccanica intensiva a seguito delle complicazioni causate dal virus. L’indice di massa corporea medio di questi pazienti è risultato di 31,1 (in un range dal 27,3 a 37,5), ben più alto dell’IMC medio di 27,0 (range da 25,3 a 30,8) dei 39 pazienti (ossia il 31,4% del gruppo) che non hanno avuto necessità della ventilazione meccanica intensiva. E, fra gli 85 pazienti sottoposti a ventilazione meccanica intensiva, ben 72 (ossia l’85,7%) presentava parametri di obesità grave (IMC > 35)

    Al momento della pubblicazione, 60 dei 124 pazienti (48% del totale) erano stati dimessi vivi dalla terapia intensiva, 18 (15%) erano morti e 46 erano ancora ricoverati in terapia intensiva. Ed il dato che emergeva prepotentemente era questo: l’uso della ventilazione meccanica intensiva era significativamente associata al sesso maschile e all’IMC>35, indipendentemente da altri fattori di rischio quali l’età, il diabete e l’ipertensione.

     

    CONCLUSIONI DELLO STUDIO

    In definitiva, lo studio ha prodotto tre risultati principali:

    1. Esiste un’elevata frequenza di obesità nei pazienti ammessi alla terapia intensiva per infezione da Covid-19;
    2. La gravità dell’infezione da Covid-19 aumenta con l’aumentare dell’IMC;
    3. L’obesità risulta quindi un ulteriore fattore di rischio potenziale per la gravità dell’infezione da Coronavirus.

    Queste evidenze ci conducono alla conclusione che sì, chi è obeso è potenzialmente più vulnerabile al virus, quindi rischia di più.

    Pertanto, le persone con obesità (soprattutto quelle con grave obesità), dovrebbero adottare misure extra per evitare la contaminazione da COVID-19, rinforzando l’adozione di azioni preventive (dieta, alimentazione equilibrata, attività fisica, integrazione alimentare) durante l’attuale pandemia.

    Per chi desiderasse approfondire, è possibile leggere e scaricare lo studio qui.